Regolarmente non passa anno senza che venga registrata un’alluvione storica in ogni angolo d’Europa. Fitte piogge improvvise che devastano i crinali delle montagne e fiumi che strabordano inondando interi quartieri in pianura. I danni di queste piene causano ogni anno diversi miliardi di danni.

Non è solo l’acqua a provocare danni, ma anche i detriti che le piogge trascinano con loro. Le superfici fertili vengono spazzate via, lasciando terreni quasi sterili, e la terra finisce per causare valanghe di fango da un’altra parte.

Ma come mai queste piene diventano sempre più frequenti e forti? Ogni anno miliardi di tonnellate di superfici libere vanno perdute in tutto il mondo. Prati, campi agricoli, boschi scompaiono sotto chilometri e chilometri di strade e parcheggi.

Terreni scomparsi

L’asfalto non solo ricopre terreni un tempo vivi, dove crescevano piante e brulicavano di animali, ma blocca anche l’acqua piovana. Acqua che prima filtrava nella terra e adesso non riesce più a defluire, poiché tombini e fognature non riescono sempre a smaltire le piogge più intense.

Le nuove superfici pavimentate non fanno, quindi, solo sparire terreni fertili, ma impedendo all’acqua piovana di filtrare in profondità, dove andrebbe a ricaricare le falde acquifere naturali. Queste falde sono la principale fonte di acqua potabile a cui possiamo attingere.

Fiore spunta dall'asfalto crepato

Quando passa la pioggia e si contano i danni, si iniziano anche a lanciare le accuse. Le strade e le autostrade sono i primi bersagli delle condanne, perché prendersela con lo Stato è sempre più facile. Tutti noi, però, utilizziamo e abbiamo ancora bisogno delle strade e della autostrade.

Ma davvero sono le strade i principali colpevoli? Guardate fuori dalla finestra. Date un’occhiata alle nostre villette, ai nostri palazzi. Cortili, parcheggi e sentieri ricoperti di asfalto. Superfici che abbiamo asfaltato noi e che siamo ancora in tempo per liberare.

Pavimentazioni filtranti

La scelta più ovvia sarebbe quella di lasciare terra battuta, ma le aree di passaggio, come sono parcheggi, viali e cortili, rischiano di trasformarsi in paludi fangose. Esistono, però, pavimentazioni in grado di far filtrare l’acqua, conservando la loro struttura.

Bastano pochi passi oltre confine, in Svizzera, per camminare su pavimentazioni drenanti. In Ticino da oltre due generazioni l’azienda SAISA si occupa di pavimentazioni e dove è possibile cerca di promuovere l’uso di pavimentazioni alternative.

L’asfalto resta fondamentale per le strade e le autostrade, – ha spiegato Gianni Boffa di SAISA – ma nella pavimentazione di posteggi, cortili e viali le pavimentazioni in masselli e grigliati permettono all’acqua di fluire nel terreno. Per ogni metro di terreno che riusciamo a ricoprire con una pavimentazione alternativa, possiamo contribuire non solo a migliorare nostro ambiente urbano, ma soprattutto a ridurre le piene.”

Queste pavimentazioni non sono una novità. Anche in Italia vengono utilizzate sempre più frequentemente. L’esempio più classico sono i grigliati che lasciano spazio all’erba di crescere.

Un’altra alternativa sono i masselli autobloccanti. Questi elementi dalle forme e colori più variati possono sostenere anche il traffico veicolare. Anche se all’apparenza sembrano una pavimentazione normale, grazie alla loro porosità i masselli facilitano la filtrazione dell’acqua nel terreno.

Spesso non ci rendiamo conto come le nostre scelte personali che facciamo in casa nostra possano avere degli effetti su tutto l’ambiente che ci circonda.

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